IN RICORDO DI dr. sc. DUNJA KALOĐERA - Il velluto croato dello sguardo di Dunja (Giuseppe Ungaretti) - MIC

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IN RICORDO DI dr. sc. DUNJA KALOĐERA - Il velluto croato dello sguardo di Dunja (Giuseppe Ungaretti)

 
IN RICORDO DI dr. sc.DUNJA KALOĐERA
 
( 20.04.1965- 13 07. 2018)

 
Si volge verso l'est l'ultimo amore,
Mi abbuia da là il sangue
Con tenebra degli occhi della cerva
Che se alla propria bocca lei li volga
Fanno più martoriante
Vellutandola, l'ardere mio chiuso.

Arrotondìo d'occhi della cerva
Stupita che gli umori suoi volubili

Di avvincere con passi le comandino
Irrefrenabili di slancio.

D'un balzo, gonfi d'ira
Gli strappi, va snodandosi
Dal garbo della schiena
La cerva che diviene
Una leoparda ombrosa.

O, nuovissimo sogno, non saresti
Per immutabile innocenza innata
Pecorella d'insolita avventura?

L'ultimo amore più degli altri strazia,
Certo lo va nutrendo
Crudele il ricordare.

Sei qui. Non mi rechi l'oblio te
Che come la puledra ora vacilli,
Trepida Gambe Lunghe?

D'oltre l'oblio rechi
D'oltre il ricordo i lampi.

Capricciosa croata notte lucida
Di me vai facendo
Uno schiavo ed un re.

Un re? Più non saresti l'indomabile?
 
(“Dunja” dal “Croazia segreta”, Giuseppe Ungaretti, dal 12 aprile al 16 luglio1969, Roma, Harvard, Parigi, Roma)
 

Oggi 23 luglio 2018. Alle ore 20.00 sarà sepolta a Blato (isola di Korčula- Curzola) Dunja Kalođera una grande linguista, traduttrice, studiosa della lingua croata. Ma soprattutto una persona legata alla sua terra di origine. Nella sua permanenza e nel suo lavoro a Roma ha attraversato le maggiori istituzioni in particolar modo l’Università “La Sapienza” Roma.
Volevamo ricordare lo sguardo di Dunja, come dice la poesia del grande Ungaretti “con sguardo della cerva” che rimarrà per sempre ricordata nei nostri cuori e oltre. Amava il suo lavoro con tutta sé stessa, la disponibilità, l’umiltà e una riservatezza misteriosa e pacata. Ha lasciato tanto dietro di sé, una scia di amore che aveva verso la lingua croata, la sua poesia e la sua divulgazione. La comunità croata di Roma si ricorderà la sua professionalità e la dolcezza nell’accompagnare i seminari, eventi, traduzioni, lezioni, quante lezioni di lingua croata. Questi giorni tante persone mi chiedono e si ricordano di quegli occhi generosi, dolci e speciali.
Era così Dunja. Proprio una persona speciale e particolarmente fiera. Una grande cucitrice dei rapporti tra Italia e Croazia e oltre. Leggo tanti amici, conoscenti che si salutano con Dunja con una poesia. Anche l’Associazione Mosaico Italo Croato Roma sarà oggi presente a Blato per salutare quegli occhi grandi, intelligenti e quello “sguardo della cerva” che rimarrà per sempre dentro di noi.
Il velluto croato
Dello sguardo di Dunja, (Giuseppe Ungaretti
L'IMPIETRITO E IL VELLUTO, Roma, notte del 31 dicembre 1969 – mattina del 1° gennaio 1970)
Hvala ti od srca draga naša Dunja. Grazie di cuore cara la nostra Dunja. Un amico ha lasciato questa poesia in ricordo per te.

Non piangere sulla mia tomba,
Non sono lì; non dormo.
Sono mille venti che soffiano,
Sono i riflessi del diamante sulla neve,
Sono il sole sul grano maturo,
Sono la dolce pioggia autunnale.
Quando ti svegli nel silenzio del mattino
Sono la corsa rapida dei quieti uccelli
Che si levano a cerchio in volo.
Sono la morbida luce notturna delle stelle.
Non piangere sulla mia tomba,
Non sono lì; non sono morta.” (Mary Elizabeth Frye)


Nemoj stajati na mom grobu i plakati;
Ja nisam tamo. Ne spavam.
Ja sam tisuću vjetrova koji pušu.
Ja sam dijamantni odsjaj na snijegu.
Ja sam sunčevo svjetlo na zrelom žitu.
Ja sam blaga jesenska kiša.
Kad se probudiš u tišini jutra
Ja sam hitra ohrabrujuća žurba
Tihih ptica koje lete u krug.
Ja sam nježne zvijezde koje sjaje po noći.
Nemoj stajati na mom grobu i plakati;
Ja nisam tamo. Nisam umrla. (Mary Elizabeth Frye)
Ho scoperto le barche che molleggiano
Sole, e le osservo non so dove, solo.

Non accadrà le accosti anima viva.

Impalpabile dito di macigno
Ne mostra di nascosto al sorteggiato
Gli scabri messi emersi dall'abisso
Che recano, dondolo nel vuoto,

Verso l'alambiccare
Del vecchissimo ossesso
La eco di strazio dello spento flutto
Durato appena un attimo
Sparito con le sue sinistre barche.

Mentre si avvicendavano
L'uno sull'altro addosso
I branchi annichiliti
Dei cavalloni del nitrire ignari,

Il velluto croato
Dello sguardo di Dunja,
Che sa come arretrarla di millenni,
Come assentarla, pietra
Dopo l'aggirarsi solito
Da uno smarrirsi all'altro,
Zingara in tenda di Asie,

Il velluto dello sguardo di Dunja
Fulmineo torna presente pietà.

( Giuseppe Ungaretti, L'IMPIETRITO E IL VELLUTO, Roma, notte del 31 dicembre 1969 – mattina del 1° gennaio 1970)


 
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